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Talenti: Italia al 36° posto per attrattività, la corsa di Roma e Bologna

23 gennaio 2018

Secondo il Global Talent Competitiveness Index creato da Adecco in collaborazione con INSEAD e Tata Communications, su 119 Paesi e 90 città del mondo, l'Italia si colloca dietro a Lituania e Costa Rica. Svizzera, Singapore e Stati Uniti sono in testa alla classifica

L'Italia è il 36° Paese al mondo per capacità di attrarre talenti, superata da Lituania e Costa Rica e solo una posizione davanti a Cipro. È solo uno dei risultati dell'ultima edizione della ricerca GTCI di The Adecco Group, Insead e Tata Communications che analizza l'attrattività di 119 Paesi e 90 città del mondo e approfondisce i temi della diversità e dell'inclusione come leva di crescita del talento. Il Paese più attraente al mondo si conferma la Svizzera, seguita da Singapore e dagli Stati Uniti.

Zurigo, Stoccolma e Oslo in cima alla classifica delle città

L'Italia, con il trentaseiesimo posto, è seguita da Cipro (37°), Bahrein (38°) e Polonia (39°), ma si colloca dietro a Lituania (34°) e Costa Rica (35°). Investimenti dall'estero, istituzioni internazionali e sistema universitario sono gli elementi trainanti per Roma, new entry della classifica e seconda, prima di Torino e Milano, tra le città italiane più attrattive in una classifica guidata da città del Nord Europa come Zurigo, Stoccolma e Oslo. La classifica, comunicata da The Adecco Group, leader globale nella gestione delle risorse umane, nell'ambito del World Economic Forum, colloca Bologna al primo posto (47° su 90) grazie alla sua qualità della vita e alla capacità di promuovere l'innovazione, seguita da Roma (50°), Torino (52°) e Milano al 53° posto penalizzata da fattori ambientali e dal più alto costo della vita. I punti di forza del nostro Paese evidenziati dall'indagine sono la ripresa economica (con un aumento del PIL previsto a +1,4% per il 2018), la crescita degli investimenti esteri in Italia, un sistema scolastico che dialoga con il mondo delle imprese e forma professionisti altamente qualificati.

Il fisco, la burocrazia e il sistema burocratico pesano sul giudizio

Gli aspetti che pesano sul punteggio complessivo e che minano la capacità dell'Italia di attrarre e coltivare talenti sono il sistema fiscale, la burocrazia e il sistema giudiziario. Andrea Malacrida, amministratore delegato del Gruppo Adecco in Italia, ha commentato: "Il mondo istituzionale ed economico deve collaborare per consolidare e accrescere i punti di forza di un Paese come l'Italia ricco di potenzialità, cultura e storie di eccellenza. I dati del GTCI 2018 confermano la necessità di accelerare i processi di innovazione e di essere allineati ai più alti standard internazionali. Il Gruppo Adecco ha realizzato in Italia importanti progetti volti a sviluppare le competenze puntando sull'occupabilità piuttosto che sull'occupazione in senso stretto per una visione di medio-lungo periodo. Una strategia che se diventasse di sistema potrebbe essere la chiave di successo per l'intero Paese".

La questione della diversità è fondamentale per lo sviluppo del talento

Considerato una condizione fondamentale per lo sviluppo del talento, il tema della diversità è stato affrontato dal GTCI 2018 in un approfondimento dedicato. In un contesto globale caratterizzato da rapidi cambiamenti e instabilità geopolitica, l'indagine dimostra come il futuro del lavoro passi attraverso una valorizzazione sempre più inclusiva del talento. Non è un caso che i Paesi e le città più in alto nella classifica siano anche quelli che hanno gli approcci più aperti e inclusivi. Da questo punto di vista, l'Italia è un Paese tollerante, ma la performance degli indicatori sulla parità di genere e sulla mobilità sociale è debole per un Paese sviluppato. "Le qualità umane e sociali dell'Italia - ha aggiunto Andrea Malacrida - e degli italiani sono emerse con forza dalla nostra ricerca, ma allo stesso tempo è necessario riflettere su quanto questi valori fatichino ancora a essere parte integrante del tessuto economico e del mondo dell'"impresa". L'attrattività di un Paese, la scelta di molti professionisti di vivere e lavorare in Italia dipende anche da come vengono applicate le politiche di diversità. L'innovazione di cui siamo ambasciatori deve avere un riscontro concreto in un mondo del lavoro aperto, tollerante e basato sull'uguaglianza".

Articolo tratto dal "Corriere della Sera

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