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Approfondimento: Brexit
  • 24 Gennaio, 2017

Un avvenimento che ha stabilito un punto di rottura socio-politico-economico col passato, nell’anno appena trascorso, è stata la vittoria del “leave” al referendum sulla Brexit.

Indubbiamente è stato l’evento che più ha sconvolto l’Europa nel 2016, e che potrebbe, poi, negli anni a venire, influenzare la politica socio-economico-commerciale.

Questo momento rappresenta la prima vittoria da parte di uno schieramento populista a capo del quale, Farage, leader degli euroscettici britannici, vince in modo totalmente inaspettato questo referendum. La prima conseguenza sono state le dimissioni dell’ormai ex-premier Cameron, che era a favore del “remain”. Il suo sostituto, Theresa May, avvierà il processo di uscita dall’Unione Europea, che durerà circa due anni, in modo da dare tempo alle trattative con i funzionari europei. La Brexit, quindi, si concretizzerà all’inizio del 2019.

Theresa May nella conferenza alla Lancaster House ha illustrato i dodici punti fissi sui quali saranno basate le negoziazioni tra l’Ue e il Regno Unito.

La May rassicura, nel suo discorso, gli amici europei che la Brexit non significa negazione dei valori condivisi, né l’allontanamento dall’Europa. Il Regno Unito sarà ancora un partner affidabile e un buon alleato dell’Unione Europea. Il referendum, secondo lei, significa aprirsi anche al resto del mondo e diventare un paese ancora più globale e internazionalista.

Tra i dodici punti annunciati dalla May viene sottolineato la volontà del Regno Unito sia ad avvicinarsi ai vecchi amici che ai nuovi alleati per creare un Paese ancora più globale. In particolare la Gran Bretagna si impegnerà a stipulare accordi commerciali anche con paesi che non fanno parte dell’Unione Europea, perché ha come obiettivo quello di ampliare i suoi traffici commerciali. D’altra parte, si impegna anche in un accordo di libero scambio con l’Unione Europea pur non appartenendo più al mercato unico. Tutto ciò, rappresenta un importante cambiamento dato che l’Uk non sarà più tenuta a contribuire con ingenti somme al bilancio dell’Unione Europea né a rispettare norme e regolamenti dell’UE.

I vincitori del referendum inglese vogliono chiaramente mantenere l'accesso al mercato europeo, in quanto temono che gli investitori stranieri possano trasferire i loro interessi al di fuori del Regno Unito e non ricevere trattamenti speciali durante le negoziazioni. Al contrario, l'Unione Europea probabilmente cercherà di impedire la futura frattura, mostrando ai potenziali leavers che "fuori è davvero freddo". Al posto di un totale accesso, come richiesto dalla Gran Bretagna, è possibile che si raggiungerà un accordo finale di posizione intermedia tra l'accesso totale al mercato e lo status di Most Favoured Nation.

Gli effetti a breve termine sono stati altalenanti. Fin dai primi giorni dopo il voto, l’economia britannica ha subito un brutto colpo: la sterlina è scesa ai minimi termini dopo trent’anni; in un solo giorno le borse mondiali hanno bruciato 2000 miliardi; il livello di rating della Gran Bretagna si è abbassato; la Bank of England ha tagliato i tassi d’interesse e adottato misure di emergenza per fermare la corsa dell’economia inglese verso la recessione.

Nonostante le pessime previsioni, nei mesi successivi, l’economia britannica ha subito ripreso quota. La ruota, a suo favore, ha iniziato a girare ad agosto, in seguito alla pubblicazione dell’indice PMI manifatturiero. Mentre nel mese di luglio, aveva registrato un netto calo a 48,3 (un risultato inferiore a 50 indica una contrazione economica), che aveva portato eminenti economisti e accademici a sancire l’inizio di una grave discesa economica per il Regno Unito, a cui necessariamente sarebbe seguita una recessione. Il risultato dell’indicatore di agosto non ha continuato a segnalare un deterioramento e a dare retta a chi gettava panico sui mercati, ma ha mostrato esattamente l’opposto. Ha segnalato, invece, un aumento di 5 punti a 53.3, il rialzo più veloce nella storia della rilevazione del market mover, iniziato 25 anni fa. La sterlina è schizzata al rialzo e la stampa e gli economisti si sono ritrovati spiazzati. Anche il settore dei servizi è cresciuto alla grande sempre  ad agosto; l’indice è salito da 47,4 di luglio a 52,9, ben oltre le previsioni degli analisti, si è verificato il rialzo migliore tra gli indici nella storia. Ancora una volta, la sterlina ha toccato nuovi massimi dal post-Brexit. Anche i dati più recenti sull’occupazione (+21,8%), i salari (+4,7%) e le vendite al dettaglio (+ 1,4% per il solo mese di luglio) hanno smentito le profezie catastrofiche del fronte Remain, ovvero di coloro che prevedevano la fine del mondo se gli inglesi avessero votato a favore della Brexit.

Sabelli, storico ed economista italiano, riassume così la brexit: “È una cosa positiva a mio avviso…” e riguardo ai cambiamenti: “Molto semplici: svalutazione della sterlina, volatilità degli asset inglesi, speculazione su questi asset. La banca centrale inglese comunicherà un aumento dei tassi già questa mattina (n.d.t. 26/12/2016). Non può fare diversamente per evitare l’inflazione. Niente di stravolgente o catastrofico. Niente che non si riequilibri con un po’ di tempo”.

Tuttavia, questa mattina la Corte Suprema ha stabilito che il Parlamento deve prima che il parlamento deve prima approvare ogni azione dell'esecutivo per poter avviare il processo di uscita dall'Unione europea. Questa sentenza implica che Theresa May non può iniziare a discutere con l'UE fino a quando parlamentari e ministri non diano il loro sostegno - anche se ciò sembra poter accadere in tempo per il 31 marzo, termine ultimo del governo.

Bisognerà, quindi, attendere il 2017, anno in cui si concretizzeranno tutti i cambiamenti epocali avvenuti quest’anno e non farci trovare impreparati ma sfruttare tali avvenimenti a nostro favore, d’altronde: “Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite.” (Alvin Toffler)

 

 

A cura di Alessio Menna e di Silvano Ghigliani

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Categoria: Blog

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